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Siamo in una bolla AI?

Settecento miliardi di investimenti, utili record e avvertimenti delle banche centrali. I numeri sono gli stessi per tutti, le conclusioni no.

Miniatura del video AI: BOLLA O RIVOLUZIONE?

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Nel 2026 le quattro più grandi aziende tecnologiche americane spenderanno oltre 700 miliardi di dollari in data center, chip ed energia per l'intelligenza artificiale. Nvidia, l'azienda che produce i chip più richiesti, ha appena chiuso un trimestre con ricavi più che raddoppiati in un anno.

Eppure, negli stessi mesi, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea e la Banca d'Inghilterra hanno messo nero su bianco la stessa preoccupazione: i prezzi legati all'intelligenza artificiale potrebbero essersi spinti troppo in alto.

Siamo dentro una bolla? Non ti darò una risposta. Ti mostro, con fonti verificabili, perché una parte di economisti e investitori è convinta che la bolla sia reale e vicina, e perché un'altra parte, altrettanto autorevole, pensa che il rischio venga esagerato. Il giudizio è tuo. Questo articolo ha scopo informativo e non è consulenza finanziaria.

Che cosa vuol dire «bolla»

Si parla di bolla quando i prezzi salgono molto oltre il valore che i guadagni futuri possono giustificare, spinti da aspettative che si alimentano da sole.

Nel dibattito sull'AI la parola copre però tre cose diverse: la bolla finanziaria, cioè i prezzi in Borsa; la bolla degli investimenti, cioè troppi data center costruiti troppo in fretta; la bolla delle aspettative sulla tecnologia stessa. Molti disaccordi nascono qui: due esperti usano la stessa parola, ma parlano di bolle diverse.

I numeri su cui tutti concordano

  • La spesa. Secondo stime di Goldman Sachs riportate a settembre 2026, quest'anno gli investimenti globali in AI sono vicini ai 1.000 miliardi di dollari, circa 580 solo negli Stati Uniti.
  • I ricavi. Nvidia, nel trimestre chiuso a fine luglio 2026, ha incassato 96 miliardi di dollari, il 106% in più di un anno prima. Anthropic ha comunicato agli investitori ricavi annualizzati superiori a 65 miliardi; per OpenAI le stime parlano di circa 70.
  • Le perdite. Secondo documenti interni riportati da The Information, OpenAI prevedeva per il 2026 una perdita di 14 miliardi di dollari, e perdite fino al 2028.
  • La concentrazione. Le sette maggiori aziende tecnologiche valgono circa un terzo dell'indice S&P 500, i primi dieci titoli vicino al 40%. Nel 2000, al picco della bolla dot-com, erano circa il 26%.
  • L'adozione. Secondo l'ufficio statistico americano, a inizio 2026 circa un'impresa americana su cinque usava l'AI. Pochi mesi prima era una su dieci.

Chi vede la bolla

Le valutazioni. Nel rapporto di aprile 2026 sulla stabilità finanziaria, il Fondo Monetario Internazionale ha calcolato che, per giustificare i prezzi attuali, gli utili delle aziende del Nasdaq dovrebbero crescere di circa il 35% l'anno fino al 2027, molto più di quanto si aspettino gli stessi analisti. Torsten Slok, capo economista di Apollo, già nel 2025 sosteneva che le prime dieci aziende americane fossero più sopravvalutate di quelle del 1999. A settembre 2026 Capital Economics ha analizzato otto indicatori di mercato: secondo l'economista James Reilly i dati sono coerenti con una bolla in fase avanzata, e il collega John Higgins ne prevede lo scoppio nel 2027.

Il contagio. Se un terzo della Borsa americana dipende da poche aziende legate alla stessa scommessa, un errore su quella scommessa colpisce tutti. La Banca d'Inghilterra ha stimato che una correzione brusca dei titoli dell'AI potrebbe costare al Regno Unito fino al 2,2% di PIL. La Banca Centrale Europea ha osservato che, in dieci anni, i fondi europei hanno quadruplicato gli investimenti in azioni americane: se quei prezzi crollassero, l'onda arriverebbe ai risparmi delle famiglie europee.

I ricavi, ancora lontani dalla spesa. Secondo Bain, per sostenere gli investimenti in calcolo previsti servirebbero 2.000 miliardi di dollari di ricavi annui entro il 2030; anche contando i risparmi, ne mancherebbero 800. Un rapporto del MIT del 2025 ha rilevato che il 95% dei progetti pilota aziendali di AI generativa non produceva ritorni misurabili. Il premio Nobel Daron Acemoglu stima che nei prossimi dieci anni l'AI aggiungerà al PIL appena l'1-1,5%, e che circa l'80% di ciò che si dice sull'AI sia speculativo, o quasi fantascienza.

Il finanziamento circolare. Nvidia ha annunciato fino a 100 miliardi di dollari di investimenti in OpenAI, che a sua volta usa quei soldi per comprare chip Nvidia. Schemi simili legano OpenAI ad AMD, Oracle e CoreWeave. Per i critici ricorda da vicino le telecomunicazioni di fine anni Novanta, una storia finita con una serie di fallimenti.

Il debito. A settembre 2026 Oracle ha invocato la forza maggiore su un grande data center in New Mexico, e i suoi titoli di debito a lunghissima scadenza sono scesi a 77 centesimi per ogni dollaro. L'investitore Michael Burry, che previde la crisi del 2008, accusa i colossi tecnologici di gonfiare gli utili allungando, sulla carta, la vita dei loro server: tra il 2026 e il 2028 mancherebbero all'appello circa 176 miliardi di costi.

Il detonatore. L'economista Ruchir Sharma vede tutti e quattro i segni classici di una bolla: troppi investimenti, prezzi troppo alti, investitori troppo esposti, troppo debito. A farla scoppiare, secondo lui, sarebbe un rialzo dei tassi. A fine agosto 2026 il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha segnalato proprio questa possibilità: quel giorno Nvidia ha perso il 4%.

Alcuni dei dubbi più espliciti arrivano dall'interno del settore. Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI, ha ammesso che gli investitori sono sovraeccitati. Il presidente di OpenAI, Bret Taylor, ha detto che molti perderanno molti soldi. Sundar Pichai, amministratore delegato di Google, ha parlato di elementi di irrazionalità.

Chi ridimensiona il rischio

Chi ridimensiona il rischio non nega gli eccessi, ma sostiene che il paragone con il 2000 non regga. Per quattro ragioni.

1. Salgono gli utili, non solo i prezzi. Secondo Andreessen Horowitz, da inizio 2026 i titoli tecnologici sono saliti di circa il 22%, ma i loro utili sono cresciuti di quasi il 56%: oggi un investitore paga ogni dollaro di utile meno di un anno fa, mentre nel 2000 accadeva il contrario. Nvidia guadagna davvero, con margini lordi del 75% e previsioni di ricavi ancora in crescita. Nel 2025 lo aveva detto anche l'allora presidente della Fed, Jerome Powell: queste aziende hanno utili, modelli di business e profitti. A ottobre 2026 la banca DBS ha concluso che, guardando agli utili attesi, i titoli dell'AI sono valutati in modo equo.

2. Mancano i segni classici della mania. Bank of America ha osservato che non si vede la corsa frenetica alla quotazione di aziende senza profitti tipica del 1999. Goldman Sachs ha sottolineato che le grandi aziende tecnologiche producono enormi flussi di cassa, pagano dividendi, riacquistano azioni proprie e finanziano gran parte degli investimenti con soldi propri. Il rapporto tra prezzo e utili dell'indice americano è intorno a 34; al picco del 2000 era circa 43.

3. La domanda supera l'offerta. Dopo la bolla delle telecomunicazioni restarono migliaia di chilometri di fibra ottica inutilizzata. Oggi, secondo Omdia, accade l'opposto: la capacità di calcolo è razionata e il costo dei chip è salito di circa il 48%. I ricavi di Anthropic si sono moltiplicati per più di sette in pochi mesi, e per questo fronte il divario tra spesa e ricavi si chiude più in fretta di quanto prevedessero i pessimisti.

4. Anche se fosse una bolla, potrebbe non essere imminente. A fine 2025 Jonas Goltermann, di Capital Economics, vedeva segni di bolla ma riteneva improbabile uno scoppio nel 2026, perché il ciclo di investimento era ancora agli inizi. Kenneth French, dell'università di Dartmouth, invita alla prudenza in entrambe le direzioni: non abbiamo abbastanza informazioni per dire se questi prezzi siano giusti o sbagliati. Uno studio accademico di maggio 2026 ha applicato ai mercati i test statistici usati per riconoscere le bolle e conclude che siamo di fronte a una vera rivoluzione tecnologica, con bolle localizzate soprattutto nelle startup e non nei grandi produttori di chip e servizi cloud.

C'è anche chi sostiene che una bolla, in questo caso, potrebbe essere utile. Jeff Bezos l'ha definita una bolla industriale: quando scoppia, lascia in eredità infrastrutture che restano. L'economista Carlota Perez spiega che quasi ogni rivoluzione tecnologica attraversa una fase di eccesso finanziario prima di diffondersi davvero nell'economia reale. Howard Marks, uno degli investitori più rispettati al mondo, ha scritto nel 2026 che non conviene puntare tutto sull'AI, ma nemmeno restarne completamente fuori.

Dove si dividono

Mettendo a confronto i due fronti si nota una cosa: guardano gli stessi fatti e arrivano a conclusioni opposte.

  • 700 miliardi di investimenti. Per gli uni è spesa che anticipa ricavi incerti. Per gli altri è spesa finanziata con la cassa e subito utilizzata.
  • Gli accordi tra Nvidia e OpenAI. Per gli uni sono finanziamento circolare, come nelle telecomunicazioni degli anni Novanta. Per gli altri i bilanci di oggi sono molto più solidi di allora.
  • I tassi in rialzo. Per gli uni sono il detonatore. Per gli altri gli utili crescono abbastanza da assorbire il colpo.

Su un punto quasi tutti concordano: l'intelligenza artificiale è una tecnologia reale e importante. Il disaccordo non riguarda se valga qualcosa, ma quanto valga, entro quando e chi stia pagando il conto.

Cosa osservare nei prossimi mesi

Per capire chi ha ragione servono segnali, non previsioni:

  • se i ricavi dell'AI continueranno a crescere più in fretta degli investimenti;
  • se le aziende che sviluppano i modelli riusciranno a ridurre le perdite;
  • se il debito legato ai data center, come nel caso Oracle, mostrerà nuove tensioni;
  • che cosa farà la Federal Reserve con i tassi di interesse;
  • se il costo dei chip a noleggio comincerà a scendere: sarebbe il segnale che si è costruito più di quanto serva.

Ogni dato è attribuito nel testo a rapporto, articolo o comunicato da cui proviene. Le fonti compaiono anche sullo schermo durante il video, dove trovi anche i crediti delle immagini.

Quale dei due fronti ti sembra più convincente? Scrivilo nei commenti del video, oppure scrivimi: leggo tutto e rispondo.

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